Giuseppe Tomai

Psicologo, psicoterapeuta, socio-formatore aico

Il bambino pendolare

LA SEPARAZIONE DEI GENITORI . INTERVIENE LA DR.SSA GRAZIA MOLESTI COMMENTANDO IL LIBRO "VI LASCIATE O MI LASCIATE " DI PALLAI\TAMBORINI



Tematica: Educazione , Genitori , Separazione

Lo sappiamo che per te è un'esperienza faticosa,

vivere in due case ed avere doppia ogni tua cosa,

una stanza dalla mamma e un lettino da papà,

tanti giochi ed i tuoi pupazzi messi un po' qua e un po' là.

Controllare sul diario dove dormirai ogni sera,

fare avanti e indietro sempre,

verrebbe voglia di fermarsi e dire:

sono stufo e basta,

il risotto con il babbo e con la mamma, pasta.

Con papà vado allo stadio mentre il sabato in tv,

guardo sempre quello che ha mamma piace di più.

Voglio un posto tutto mio,

e chi mi vuole trovare esca lui dalla sua casa e mi venga lui a cercare,

hai ragione, sei arrabbiato, sei un bambino pendolare

un giorno resti con papà poi da mamma devi andare,

fare avanti ed indietro è una grossa scocciatura,

ci dispiace che la vita sia per te sarà così dura.

Però noi ti promettiamo che nel tuo girovagare non ci stancheremo mai di volerti tanto amare.

 

Tratto da "Mi lasciate o vi lasciate?" di Pellai e Tamborini

 

RVS (conduttore Radio Voce Speranza): cominciamo da una domanda ovvia, questo è motivo di grande stress per i bambini?

 

GM (dott.sa Grazia Molesti): quando i genitori si separano i bambini sanno di trovarsi in una situazione di incertezza e si accorgono presto che la loro vita cambia. Il fatto di essere "pendolari" è faticoso come si evince dalla filastrocca, non è l'ideale avere due case, due luoghi dove andare ma ciò che fa male particolarmente al bambino è il fatto che babbo e mamma non non sono in accordo su quello che deve fare quando è dal babbo, o su quello che deve fare quando dalla mamma. I genitori dovrebbero trovare una sintonia per la vita del figlio e per far trovare le stesse cose in entrambe le case, oppure una serenità per cui i genitori parlano bene di loro reciprocamente. Solo così il bambino riesce ad adattarsi.

 

RVS: invece cosa succede, scatta la competizione fra i coniugi separati?

 

GM: scattano tante cose negative che ogni coniuge arrabbiato può mettere in atto, a partire dal parlare male dell'ex.

 

RVS: ma se ne rendono conto del male che fanno?

 

GT (dott. Giuseppe Tomai): se se ne rendessero conto si tapperebbero la bocca, come quando si vorrebbe tirare uno schiaffo ma ci si rende conto che si fa del male e si ferma la mano. In quel modo si dà un messaggio al bambino "non ti identificare con tuo padre perché è cattivo" ma egli ha bisogno di entrambi i genitori e così facendo si crea una ferita gravissima, è come tagliare una mano, come dire "basta con la mano destra": abbiamo bisogno di entrambe.

 

RVS: succede spesso?

 

GM: purtroppo sì, anche quando ci sono le migliori intenzioni nei genitori. È qualcosa che viene fuori così, non solo a parole ma anche nei riferimenti, nell'espressione.

 

RVS: quando due si separano ovviamente non è mai facile. Come si fa?

 

GM: imparare ad ascoltare i bambini che, se potessero parlare, perché hanno più emozioni che parole o purtroppo non le trovano direbbero che amano entrambi i genitori. Bisogna capire che non si può togliere al bambino il piacere di frequentare sia la mamma che il papà.

 

RVS: molti padri si lamentano che anche sul piano legale vengono spesso penalizzati. È così?

 

GT: i tribunali tendono a privilegiare l'affidamento alle madri ed elle possono, in maniera più o meno esplicita, egemonizzare il rapporto con il figlio. Così, sia la madre per trasmettere al figlio il fatto di non essere cattiva, sia il padre per mitigare la mancanza di tempo, tendono a compensare, spesso, con regali di vario genere anche perché si sentono "cattivi" ed hanno bisogno della conferma di un bambino: pensate a livello di fragilità che si può raggiungere in queste situazioni.

 

RVS: ci sono altre situazioni in cui bisogna fare attenzione?

 

GM: quando i coniugi si separano dovrebbero informarsi su cosa avviene quando il figlio è a casa dell'altro, per poter dare al bambino una continuità di vita. Cooperare e dialogare, continuare a fare i genitori è importante.

 

RVS: sono tante le coppie che riescono a fare questo, pur essendo separati?

 

GM: sono poche ma se ne incontrano. Tuttavia sta tutto nel capire che abbiamo una responsabilità nei confronti di nostro figlio, abbiamo fatto la scelta di separarsi ma non possiamo separarci dall'essere genitore: questo è per tutta la vita. La cooperazione è comunque molto difficile.

 

RVS: lei, dottoressa Molesti, ha svolto dei gruppi di incontro per bambini che hanno genitori separati, è possibile far passare alcune di queste idee fondamentali?

 

GM: questi gruppi sono dei luoghi in cui i bambini hanno la possibilità di parlare, i genitori sono presenti solo nell'ultima ora dell'ultimo incontro e qui si troveranno di fronte a ciò che i bambini dicono. In questo modo essi riescono a capire meglio cosa provano i loro figli.

 

RVS: cosa emerge in particolare dai bambini?

 

GM: non sopportano i litigi, non sopportano sentir parlare male la mamma del papà o viceversa, non sopportano non avere una continuità di vita, è molto difficile separarsi tranquillamente ma i bambini segnalano una forte sofferenza.

 

RVS: nel momento in cui lo segnalano e i genitori lo capiscono, forse ci sono delle risposte?

 

GT: è un'opportunità, la nostra cultura non mette in conto questo tipo di aiuto, questo tipo di trattamento ma per una situazione così complicata occorrerebbe farsi aiutare. La colpa non è dei genitori ma di una società che non aiuta a diffondere ed incentivare questo tipo di gruppi ed interventi per chi ha una crisi di tale portata esistenziale.

 

RVS: è una situazione che viene sottovalutata anche per motivi ideologici, non si vuole fare i conti rispetto al fallimento dell'idea di famiglia?

 

GT: estremizzando sì, siccome non dovremmo fallire, se fallisci ti arrangi. Tuttavia, anche se non dovresti cadere, se cadi e ti rompi una gamba qualcosa dovrai pur fare.

 

RVS: vi lasciate o mi lasciate? Questa è la tipica domanda che, forse, i bambini vorrebbero porre? I genitori rimarrebbero sorpresi vedendosi porre una domanda di questo tipo.

 

GM: è la paura di essere abbandonati nel bambino, è un timore comune a tutti ma in un figlio piccolo il babbo e la mamma sono un'unità inscindibile.

 

RVS: si possono rassicurare i bambini almeno sul piano del fatto che i genitori ci saranno sempre?

 

GT: certo, ciò va trasmesso con le parole e con i fatti, continuamente. La paura grossa è questa: la paura della frammentazione, di essere lasciati soli perché un'unità si rompe. L'angoscia abbandonica è fortissima nei bambini e la capacità del genitore sta nel rassicurare. Occorre innanzitutto rispettare gli orari, mantenere una certa regolarità, avere una certa presenza, avviare il dialogo quando siamo insieme e non delegare troppo a nonni o baby-sitter. Tra l'altro è un'occasione importante per avvicinarsi ai figli, stare con loro, passare qualche ora con loro. La rassicurazione permette di attraversare questo momento piuttosto rapidamente, altrimenti la paura rimane ed il bambino fa di tutto per attaccarsi, diventa anche lui complice di un'alleanza impropria con un genitore rispetto ad un altro, generalmente il più forte.

 

GM: i genitori potrebbero, come per un gioco, mettersi intorno ad un tavolo con i figli e dirsi tutte le cose "tristi" che passano per la testa, i bambini spesso non trovano da soli le parole ed in questo modo possono esprimersi e far comprendere cosa provano. Passato questo dolore, si può procedere con il premiarsi con qualcosa di bello.



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